Dopo che nel Maggio 2021 il GSE ha pubblicato la nuova versione delle “Istruzioni operative per la gestione e lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici incentivati”, proviamo a fare il punto sulla questione dello smaltimento del fotovoltaico.
Proveremo quindi ad immaginare l’impatto che le nuove regole avranno sulla gestione dell’enorme quantità di pannelli fotovoltaici che nei prossimi anni arriveranno a fine vita. Per farlo però, è opportuno precisare prima in che cosa consiste lo smaltimento di un impianto fotovoltaico.
Come si ricicla un modulo fotovoltaico?
Sono fondamentalmente tre gli step del procedimento che porta al riciclo del pannello:
- Scomposizione: le parti fisiche e strutturali (come il telaio, i cavi di connessione e la scatola di giunzione) vengono smontate e separate.
- Selezione: tutti i materiali che compongono il modulo centrale vengono passati a cernita, così da selezionarne, tramite tecnologie a laser e a vibrazione, alcuni parti.
- Raffinamento dei silicon flakes: i cosiddetti ‘fiocchi di silicio’ (un mix di silicio, lastre EVA, semiconduttori e metalli) vengono trattati con un sistema meccanico e termico per raggiungere un maggior grado di purezza.
Anche grazie al loro recupero, i pannelli fotovoltaici rappresentano un anello virtuoso di quella che viene definita economia circolare.
Infatti gli elementi che compongono l’impianto sono composti da materiali riciclabili in una proporzione che oscilla fra l’80% e il 90%, ma si può arrivare anche al 96% per alcune tecnologie. Inoltre, gli elementi che non vengono riutilizzati a fine processo sono rifiuti catalogati come non pericolosi o a basso impatto ambientale.
Perché regolamentare lo smaltimento dell’impianto fotovoltaico?
Il documento del GSE di cui abbiamo accennato ha introdotto nuove regole che si applicano, tra gli altri, ai pannelli fotovoltaici degli impianti che beneficiano del primo, secondo, terzo, quarto e quinto Conto energia entrati in esercizio fino al 30 giugno 2012.
Sostanzialmente, l’obiettivo principale del documento è quello di porre una regolamentazione per lo smaltimento dei pannelli fotovoltaici a fine vita, di cui si prevede una esplosione della numerica nei prossimi anni.
È stato infatti calcolato che arriveranno a fine vita circa 83 milioni di moduli fotovoltaici. In particolare il volume di moduli fotovoltaici che andranno gestiti già nel biennio 2020-2021 è nell’ordine delle 500-600 mila unità per anno.
A chi spetta occuparsi di smaltimento?
Il documento ha ribadito in modo inequivocabile che il produttore iniziale o il detentore dei rifiuti (il soggetto responsabile in caso di pannelli fotovoltaici installati in impianti incentivati ai sensi del “Conto energia”) provvedono direttamente al loro trattamento.
In alternativa, possono consegnarli a un intermediario, a un commerciante, a un ente, a un’impresa che effettua le operazioni di trattamento dei rifiuti, o a un soggetto pubblico o privato addetto alla raccolta e al trattamento dei rifiuti.
Inoltre si è precisato anche che, ai sensi della normativa vigente, il produttore iniziale o il detentore conserva la responsabilità dell’intera catena di trattamento, restando inteso che, anche qualora lo stesso trasferisca i rifiuti per il trattamento preliminare a uno dei soggetti consegnatari, tale responsabilità permane.
Come dovrebbe intervenire la legge in materia di smaltimento?
In un momento delicato come questo, nel quale sta partendo forse uno dei più importanti processi di smaltimento Raee della storia del nostro Paese, il ruolo dei consorzi è fondamentale.
E giustamente il GSE già nel 2013 ne aveva individuati alcuni ai quali affidare la gestione del processo, ma da quel momento di passi in avanti ce ne sono stati pochi, in materia di controlli sulle attività e sui costi.
I controlli sulla attività di questi consorzi sono tuttora fondamentali per un sistema regolato che massimizza l’efficienza e riduce gli sprechi, ma anche porre attenzione ai costi minimi di trattamento dovrebbe essere un obiettivo principale delle nuove istruzioni.
La mancanza di un disciplinare sui prezzi finisce infatti per danneggiare quelle società che si sono strutturate per garantire un processo di smaltimento a norma e che si trovano a competere contro chi, non seguendo le regole, può fare prezzi fuori mercato.
L’opportunità da non sprecare
Lo smaltimento di impianti fotovoltaici, a questo punto, più che un problema da risolvere dovrebbe rappresentare un’opportunità da cogliere al volo, soprattutto per l’importanza dell’economia circolare.
Il riciclo dell’alluminio, ad esempio, permette di risparmiare fino all’85% dell’energia richiesta per produrlo “ex novo” partendo dalla materia prima.
Infine, secondo il Rapporto “End-of-Life Management: Solar Photovoltaic Panels” di Irena (International Renewable Energy Agency) uscito qualche anno fa, il riciclo dei pannelli fotovoltaici a fine vita nei prossimi 30 anni potrebbe produrre circa 78 milioni di tonnellate di materie prime “seconde” e altri componenti.
Si è calcolato che questi “scarti”, se riutilizzati, potranno generare materie prime da riciclo per ben 15 miliardi di dollari, che potrebbero a loro volta produrre due miliardi di nuovi moduli o essere vendute nei mercati internazionali delle materie prime, aumentando così la sicurezza del futuro approvvigionamento fotovoltaico.
Un’occasione davvero irripetibile.